I CANTONI

"SCULPTEUR EN PLATRE"

Palazzo Ducale - Genova

Palazzo Ducale - Genova

Sala del Maggior Consiglio

Sala del Trono - Palazzo Reale - Ge

Sala del Trono - Palazzo Reale - Ge

Palazzo Ferretto

Palazzo Ferretto

Sala degli Specchi Putto foglie

Palazzo Ferretto

Palazzo Ferretto

Sala degli Specchi Putto Stella

Putto Floreale

Putto lancia

Nell’interno dell’Appartamento del Doge Ferretto lo stile Rococò genovese è espresso in tutte le sue forme, nella sua funzione decorativa, gaia e brillante, adoperando la materia dello stucco plastico e della doratura per un effetto di un insieme ricco e raffinato.  A questo splendido esempio di stile Rococò parteciparono tutte le arti: architetti, pittori e scultori. La delicatezza e morbidezza degli ornati, in un’ esuberanza di forme e decori di ottimo gusto. Il disegno degli ornati di stucco, dalla plasticità varia e complessa, ha una fantasia leggiadra, frivola e brillante.

Decorazioni di ghirlande di fiori, amorini, conchiglie sinuose, foglie arricciate e involuzioni a spirale, coronano tutti i saloni con orlature capricciose e ondulate. Il Rococò ricco e fastoso, espressione appunto di ricchezza e di fasto, l’arte per esaltare la condizione di decoro, quale segno di potere e importanza.

L’attribuzione delle incantevoli decorazioni in stile Rococò genovese, è riconosciuta a una casata di stuccatori di origini svizzere, i Cantoni, che lavorò per i più grandi committenti dell’aristocrazia genovese. Le opere si sono ben conservate grazie alla qualità dell’impasto, che rendeva lo stucco duro e lucido come il marmo. In quel periodo giravano taccuini e disegni di ornati in stile francese e troviamo riferimenti stilistici anche sui modelli della Reggia di Versailles.

A Palazzo Ferretto si riunì una concentrazione di maestranze e artisti che, sotto l’influsso della moda e del gusto francese ne decorano le sontuose sale. Gli indiscussi protagonisti delle decorazioni di Palazzo Ferretto furono i mastri stuccatori della famiglia italo-svizzera dei Cantoni, Francesco Maria Cantoni (1699-1772), con i figli : gli artisti dello stucco plastico. 

I Cantoni sono presenti a Genova e in Liguria e  per circa tre secoli (XVI - XVIII), con la loro attività, le loro minuziose e precise esecuzioni che rispecchiano un’attività svolta in grande armonia con controllo e qualità.

I Cantoni lavorarono nei più importanti cantieri della città e a loro spettò l’onere e l’onore di decorare i maestosi palazzi dei più nobili e importanti mecenati dell’arte, appartenenti alle famiglie dell’aristocrazia genovese: da Palazzo Balbi Durazzo (Palazzo Reale), ai Palazzi di Strada Nuova: Palazzo Grimaldi (Palazzo Bianco) e Palazzo Brignole Sale (Palazzo Rosso). Villa Brignole Sale (Istituto Marcelline), Palazzo Durazzo Pallavicini di via Balbi e Palazzo Pallavicini di via Lomellini, Palazzo Durazzo Bombrini (Villa Cataldi Bombrini), Villa Durazzo Farraggiana (ad Albissola Marina), Palazzo Lomellini (Doria Lamba), e poi le chiese: il Monastero di Santa Chiara in Albaro, la Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea (del Gesù), la Chiesa di San Torpete, la Chiesa di San Rocco (a Ognio), e l’ Oratorio di Sant’Antonio Abate (a Mele), sino alla sede del potere “Palazzo Ducale”.

Attraverso le pagine del libro “ I Cantieri dei Cantoni” , scritto dalla ricercatrice dell’ Istituto dell’Accademia di Architettura della Svizzera Italiana Stefania Bianchi, abbiamo avuto la possibilità di visionare documenti originali sull’attività della famiglia: particolarmente interessanti le lettere scritte dai Cantoni, di cui riportiamo quella scritta da Francesco Maria al figlio Pietro nel 1753, proprio in riferimento ai lavori svolti a Palazzo Ferretto.  Alla fine della lettera il padre manda i saluti anche agli altri due figli Rocco e Giovanni Batista. 

I “Salotti” citati nella lettera sono le Sale di Palazzo Ferretto e precisamente: la Sala degli Specchi, la Sala dei Camei e Sala delle Armi, che sono illustrate nei loro dettagli nel prosieguo del volume sul palazzo.

Dal libro i “Cantieri dei Cantoni” :

“ Francesco Maria e il figlio Pietro sono reduci dal soggiorno belga, che certo ha giovato alla loro abilità di “sculpteur en plâtre”, e che ha dato loro modo di confrontarsi con altri artigiani-artisti della regione dei laghi, incontrati perlomeno ad Aquisgrana e a Colonia, città-crocevia per queste maestranze attive nel panorama culturale transalpino”⁸.

(8 ) fonte / Bianchi S. /

I CANTIERI DEI CANTONI

Relazioni, opere, vicissitudini di una famiglia della Svizzera Italiana in Liguria (secoli XVI-XVIII)

Genova, Sagep Editori, 2013