Il Concilio degli Dei

Il Mito

Tutti gli Dei furono invitati ad un convivio di nozze, la sola Discordia ne venne esclusa per timore che procurasse disordini. Sdegnata per un tale affronto, la Discordia se ne volle vendicare e gettò in mezzo del convito un pomo d’oro recante l’iscrizione: “alla più bella”.

Giunone, Venere e Minerva concorsero tutte e tre alla gara di bellezza; Giove  nominò Paride giudice, incaricando Mercurio di consegnargli il “Pomo d’Oro” che avrebbe determinato quale Dea fosse considerata la più bella. 

Ciascuna Dea fece delle grandi offerte al suo giudice, per assicurarsene il favore: Giunone, il cui potere si estendeva sopra tutte le ricchezze dell’universo, promise di ricolmarlo di beni; Minerva gli offrì la sapienza e la cognizione di tutte le cose; e Venere gli promise di concedergli la più bella donna del mondo, Elena.

L’offerta di Venere incontrò senza dubbio più di tutte il genio di Paride, che le consegnò, col suo giudizio, il pomo d’oro. 

“Nella medaglia quadrilobata si vede il Concilio degli Dei con il giudizio di Paride. Al centro, tra le altre divinità, Giove affida il pomo d’oro a Mercurio perché lo consegni al giovane pastore, che siede con il braccio proteso in un angolo della quadratura di Francesco Maria Costa, mentre negli altri tre angoli trovano spazio, trepidanti, Giunone, Venere, Minerva. L’allusione al giudizio di Paride, designato all’ elezione della dea più bella, è forse interpretabile come una lode diretta alla moglie del committente in un gioco consueto per l’epoca, nel continuo rimando tra la finzione dell’arte, l’allegoria e la realtà.