PAOLO GEROLAMO PIOLA

A.T.Cabella Paolo Gerolamo Piola e la sua grande casa genovese - Sagep
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Paolo Girolamo Piola è stato uno dei principali artisti dell’epoca, discendente di un’illustre famiglia di pittori: dal padre Domenico, al nonno, agli zii e anche le donne della famiglie erano dedite alla nobile arte.  La Regia Bottega d’Arte dei Piola, la più grande nel panorama artistico tra il Sei e il Settecento genovese. “Casa Piola” divenne la maggior interprete delle grandi imprese decorative genovesi della seconda metà del XVII secolo; Pallavicini, Grimaldi, Durazzo, Doria, Spinola, Balbi, Brignole-Sale, Serra,Sauli, Ferretto, e tutte le importanti famiglie della città si rivolgevano alla bottega dell’Arte dei Piola per ornare i loro palazzi con le storie di eroi classici, di imperatori antichi, e allegorie mistiche per celebrare le virtù dei committenti.

Dopo quasi un secolo di prosperità e ricchezza senza eguali (“El Siglo de los genoveses” / “Il Secolo dei genovesi” (1528-1627), la città vide il calo drastico delle rendite; la crisi non intaccò però le solide ricchezze delle famiglie del patriziato locale che, non vedendo più occasioni di investimento, utilizzarono la propria ricchezza per imprese improduttive ma di grande impatto artistico. È la nuova generazione formata dai figli e dai nipoti degli uomini che cambiarono per sempre il volto della città a finanziare ambiziosi programmi autocelebrativi.

Vasti cicli a fresco arredarono così i palazzi già sontuosi, glorificando una successione dinastica, lasciando Genova, ad imbellettarsi in uno splendido e superbo monumento al lusso.

La famosa regia bottega dei Piola era già una sorta di Accademia intorno alla quale circolavano idee con un’interazione tra le varie arti della decorazione, costituendo le basi per la fondazione dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova.  Come già citato il nostro Doge Ferretti fu eletto con il grande consenso dei membri dell’Accademia Ligustica e la sua grande passione per l’arte eccelsa si tradusse, appunto, nell’affidarsi a “Casa Piola” per decorare Palazzo Ferretto.

Il salone del secondo piano nobile di Palazzo Ferretto è inserito in un ciclo di affreschi nei Palazzi genovesi.  Per il Piola, ha inizio con la decorazione di Palazzo Rosso (Palazzo Brignole-Sale iniziata dal suo primo proprietario Gio.Francesco Brignole - Sale).  Una meraviglia dell’arte genovese del XVII secolo.  Paolo Gerolamo lavorò qui insieme al padre alle lunette alla base della volta: Allegoria dell’Autunno”  nella Sala delle Stagioni e realizzò la decorazione della loggia con l’affresco Il Mito di Diana”.

A seguire, il ciclo di affreschi che sviluppa il tema del Concilio degli Dei, desiderato dalle grandi famiglie committenti per una autocelebrazione delle proprie virtù dinastiche attraverso le metafore nella simbologia della mitologia greca: nel 1969 realizzò a Palazzo Ferretto “Il Concilio degli Dei col Giudizio di Paride”, in mezzo al quale sta Giove, che consegna a Mercurio il Pomo d’Oro.

Finita questa opera eseguì a Palazzo Sauli “La magneficenza incorona Pallade”: qui Pallade è rappresentato nell’atto di incoronare la Magneficenza, dietro alla quale vengono, per essere coronati, Apollo, Marte ed Esculapio.

Dopo questo lavoro dipinse alcune Virtù, la Speranza e la Carità, in una Sala di Palazzo Grimaldi (poi Cattaneo, Gavotti, Pallavicino, presso il Portello).

Nel Palazzo Serra Gerace, presso la Chiesa di San Pancrazio, dipinse un altro “Concilio degli Dei con Venere che presenta Enea”, dove dal viso e dal gesto di Venere si comprende che ella fa istanza affinchè lo ammettano fra loro, Giove intanto le indica il fiumicello Nemi, dove si sarebbe dovuto immergere Enea se avesse voluto salire all’eccelso grado della Divinità.

Conclude il ciclo una grande opera per un eccelso committente, il nobile Giacomo Filippo Durazzo, che chiamò il Piola a dipingere le due sale principali del suo Palazzo in strada Balbi. Lasciatogli il libero arbitrio circa la creazione dei due soffitti il Piola disegnò in uno “Apollo con le Muse in Parnaso”  e nell’altro “Giano che consegna a Giove le chiavi del tempio dove ha chiuso Furore.

Giove siede circondato dalle Belle Arti nell’atto di inviare la Pace in terra per mezzo di Mercurio, come si scorge dal ramo d’ulivo. La figura di Mercurio riprende quella di Palazzo Ferretto.

Sull’esecuzione dell’affresco con Giano c’è un aneddoto divertente raccontato dal Sopranis, che riportiamo:

“L’anno 1722 il Sig.Giacomo Filippo Durazzo, degno sempre d’onorevol memoria, chiamò il Piola a dipingere le due principali stanze del suo Palazzo, situato nella già tante volte mentovata strada Balbi; e lasciò al Pittore libero l’arbitrio circa l’invenzione dei due sfondati, che vi volea coloriti...

Era sì delicata, e gelosa l’onestà del Piola; che nella bozza del Parnaso avea dipinto quelle femmine tutte coperte dal collo fino a’ talloni: di modo che quel cavaliere, allora quando tale bozza osservò, quantunque fosse egli ancora di coscienza illibata, e candida: pure non potè a meno di non dire al Pittore, che quelle femmine gli sembravano religiose di clausura, piuttosto che Dee. Laonde questi, ciò udito, tanto solo scoprille, quanto gliene permise la verecondia. Pose quindi mano al lavoro; e vi si portò con tanta maestria; che il Durazzo restò contentissimo di non aver chiamato a Genova il Solimena, come già avea avuto in pensiero di fare; mentre conobbe a prova che la nostra città possedea Paolo Girolamo Piola un pittore a niun altro di què giorni fecondo”⁷.

Per la visione degli affreschi citati vi rimandiamo alla visione di un’importante opera : “Paolo Gerolamo Piola e la sua grande casa Genovese “ di Alessandra Toncini Cabella ⁶, una prestigiosa monografia del pittore che raccoglie tutte le sue opere e fornisce interessanti valutazioni sull’attribuzione della sua collaborazione, nella fase giovanile, di opere dipinte dal padre Domenico.

La vita

 

Paolo Gerolamo Piola / Paulo Heronimus Piola (Genova, 30 settembre 1666 – Genova, dicembre 1724).

Figlio di Domenico Piola (1627-1703), apprese da lui i primi rudimenti della pittura. Tra il 1684 e il 1685 accompagnò il padre in varie città in cui aveva ricevuto commissioni (Milano, Bologna e Piacenza), lavorando insieme a lui come assistente. Tornato a Genova, il suo primo lavoro furono le figure dei quattro evangelisti nella chiesa di San Pietro in Banchi, poi collaborò sempre con il padre e con il cognato Gregorio De Ferrari alla realizzazione degli affreschi delle quattro stagioni a Palazzo Brignole (attuale Palazzo Rosso). Nel 1689 Paolo Gerolamo Piola eseguì, sempre nello stesso palazzo, l’affresco raffigurante la “Leggenda di Diana ed Endimione”.

Protetto dalla casata dei Principi Pallavicini che lo introdussero alla possibilità di studiare a Roma (1690), presentandolo a Carlo Maratti, che oltre ad essere pittore di buon pregio era restauratore; questi viste le sue ottime doti, lo accettò nella sua scuola. In quel periodo il Maratti stava restaurando le “Stanze Vaticane” e lo condusse a far pratica e a disegnare le principali storie dipinte dall’immortale Raffaello, che il Piola con grande grazia ed esattezza eseguì. Così come alla Galleria Farnese, dove molte belle cose copiò e specialmente i nudi di Annibale Caracci. 

Il soggiorno a Roma durò cinque anni, dove oltre all’illustre amicizia con i Pallavicino, contava anche Cardinali e specialmente il genovese Niccolò Spinola, che si gloriava di possedere parecchi suoi bellissimi quadretti, e il Principe Gio. Adamo del Liechstein, che di mano del nostro Piola volle una tavola dipinta.  Per nostra fortuna e della città intera, fu richiamato a Genova dal padre, e qui iniziò ad eseguire importanti opere per conto delle più eccelse committenze della città.

Troverete l’elenco completo delle opere in appendice in un fascicolo dove è stato trascritto un’interessante capitolo su Paulo Heronimus Piola, tratto dal libro “Vite de’ pittori, scultori e architetti genovesi”. Il testo del 1768 è stato scritto dal patrizio genovese Raffaello Sopranis, quasi un contemporaneo del pittore, che conosceva personalmente la famiglia Piola e ci narra una “cronaca” dettagliata della vita di Paolo Gerolamo.   

Paulo Heronimus Piola è oggi considerato un esponente di punta della cultura figurativa del tardo Barocco. Dopo la morte del padre, nel 1703, assunse la responsabilità dello studio Piola, continuando a ricevere prestigiose commissioni. Secondo quanto affermato dal Sopranis, il Piola, affabile e generoso, ma amante della propria libertà, non si sposò, nè volle mai avere allievi. Morì a Genova nel 1724 e fu sepolto nella scomparsa Chiesa di Sant’Andrea.

Un brano tratto dal libro “Vite de’ pittori, scultori e architetti genovesi” del 1768, scritto dal patrizio genovese Raffaello Sopranis sulla vita di PaoloGerolamo Piola :

“ Egli era di mezzana statura, di viso scarno, di complession delicata, d naturale ipocondriaco, e pensoso. 

Di civiltà, e d’affabilità abbondò moltissimo. Ebbe un cuore oltremodo caritativo, e pietoso. Volentieri prestava servizio a chiunque gliene richiedeva; né mai conobbe interesse. Alla riflessione di queste sì pregiabili doti ognuno s’immaginerà, quanto compianta fosse la morte di un sì degno Soggetto.

Per quel che riguarda  alla Pittura, eglòi ne possedette tutte le necessarie doti in buon grado. Il suo disegno è scelto, risoluto e franco. Amante delle forme quadrate, tanto ne’ nudi, che nelle pieghe; il tutto eseguì con somma grazia, e venustà. La nobiltà delle idee, la vivezza de’ colori eran le cose, in cui poneva la principal cura. Fu imitatore della maniera del Maratti, ma non già schiavo. Infine sarà sempre Paolo Girolamo Piola uno dei più egregi Pittori, che abbiamo avuto.

Né egli solamente nella Pittura, ma eziando nell’erudizione, e nelle lettere molto valse. Egli parlava, e scriveva pulitamente nelle lingue italiana, latina, francese e spagnola: ed avea un’ottima scelta di libri sì nostri, che stranieri, nella cui lettura impegnava le ore di sua ricreazione. Se il Piola non fosse stato cotanto soggetto agl’incomodi della podagra, più cose noi avremmo di lui, che inimicissimo era dell’ozio. Ma gli assalti del male l’obbligavano sovente a soprassedere a i lavori. Ciò non ostante ne possediamo un tal numero, che altrettanti non ne fecero molti de’ nostri Pittori vivuti lungamente.

Vaglia però il vero, egli fu anche lento nell’operare: né allapigrizia, ma piuttosto a virtù che dobbiamo ascrivere questa sua lentezza, di cui talora rimproverarlo il Padre, uomo valente, ma non così esatto osservatore, ed imitatore del naturale,e del vivo, come il figliuolo. Questi, allorchè dovea intraprendere un’Opera, , ne studiava a lungo il disegno, più volte rivedendolo, e ritoccaando con somma accuratezza, e pazienza. Formava posciacon egual diligenza la bozza; indi il cartone grande, quanto il quadro, che dovea eseguire; e, quel, ch’è più, ombreggiato, e lumeggiato alla stessa guisa, come se compiuto quello, compiuta fosse l’opera che aveasi assunta. Dopo queste, ed altre premesse diligenze, imprendeva il lavoro, e col disposto indirizzo riducevalo a perfezione: talchè quell’ultima sua fatica era sempre la minore di quante precedentemente fatte n’avea. Quali per tanto riuscissero le sue produzioni, può il lettore immaginarselo assai più facilmente di quello, che io sappia esprimerlo. Chi è in Genova senza immaginarselo, sel può vedere.

Amante il Piola della propria libertà, non ebbe mai moglie: né tampoco volle focolari: e credo giovasse in tal modo all’Arte meglio d’alcuni, che, o per interesse, o per pompa, molti ne tengono. Fu esente da que’ vizi che vogliono andar congiunti coll’independenza, e col genio libero. Schivo della intemperanza, e de’ giuochi; da altra passione non fu portato, se non che da quella della caccia d’uccelli, la quale infino alle ultime ore del viver suo frequentò. E giunse a segno nella brama di acquistarli, che talora fece, e donò bellissimi disegni, o quadri, per ottenerne in contraccambio un canario, o un cardellino”⁷.

(6) fonte : Toncini Cabella A. / 

PAOLO GEROLAMO PIOLA

E la sua grande Casa genovese

Banca Carige

Genova, 2002

(7) fonte : Raffaello Sopranis /

VITE DE’ PITTORI SCOLTORI ET ARCHITETTI GENOVESI

Ivone Gravier / Libraio Francese

Genova 1768

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