SCULPTEUR EN PLATRE

I Cantoni sono presenti a Genova e in Liguria e  per circa tre secoli (XVI - XVIII), con la loro attività, le loro minuziose e precise esecuzioni che rispecchiano un’attività svolta in grande armonia con controllo e qualità.

I Cantoni lavorarono nei più importanti cantieri della città e a loro spettò l’onere e l’onore di decorare i maestosi palazzi dei più nobili e importanti mecenati dell’arte, appartenenti alle famiglie dell’aristocrazia genovese: da Palazzo Balbi Durazzo (Palazzo Reale), ai Palazzi di Strada Nuova: Palazzo Grimaldi (Palazzo Bianco) e Palazzo Brignole Sale (Palazzo Rosso). Villa Brignole Sale (Istituto Marcelline), Palazzo Durazzo Pallavicini di via Balbi e Palazzo Pallavicini di via Lomellini, Palazzo Durazzo Bombrini (Villa Cataldi Bombrini), Villa Durazzo Farraggiana (ad Albissola Marina), Palazzo Lomellini (Doria Lamba), e poi le chiese: il Monastero di Santa Chiara in Albaro, la Chiesa dei Santi Ambrogio e Andrea (del Gesù), la Chiesa di San Torpete, la Chiesa di San Rocco (a Ognio), e l’ Oratorio di Sant’Antonio Abate (a Mele), sino alla sede del potere “Palazzo Ducale”.

Attraverso le pagine del libro “ I Cantieri dei Cantoni” , scritto dalla ricercatrice dell’ Istituto dell’Accademia di Architettura della Svizzera Italiana Stefania Bianchi, abbiamo avuto la possibilità di visionare documenti originali sull’attività della famiglia: particolarmente interessanti le lettere scritte dai Cantoni, di cui riportiamo quella scritta da Francesco Maria al figlio Pietro nel 1753, proprio in riferimento ai lavori svolti a Palazzo Ferretto.  Alla fine della lettera il padre manda i saluti anche agli altri due figli Rocco e Giovanni Batista. 

I “Salotti” citati nella lettera sono le Sale di Palazzo Ferretto e precisamente: la Sala degli Specchi, la Sala dei Camei e Sala delle Armi, che sono illustrate nei loro dettagli nel prosieguo del volume sul palazzo.

Dal libro i “Cantieri dei Cantoni” :

“ Francesco Maria e il figlio Pietro sono reduci dal soggiorno belga, che certo ha giovato alla loro abilità di “sculpteur en plâtre”, e che ha dato loro modo di confrontarsi con altri artigiani-artisti della regione dei laghi, incontrati perlomeno ad Aquisgrana e a Colonia, città-crocevia per queste maestranze attive nel panorama culturale transalpino”⁸.